Il Corriere della Sera – Batterie e microreti Eps L’energia rinnovabile adesso arriva a richiesta

«Un partner industriale per crescere all’estero»

«Noi riusciamo a fornire on demand l’energia rinnovabile, che per definizione è intermittente». Carlalberto Guglielminotti, 34 anni, è amministratore delegato di Eps (Electro Power System) dal 2013 e in questi anni ha portato la società nata nel 2005 da uno spin-off del Politecnico di Torino a competere con i big dei sistemi di accumulo e delle microreti come Tesla, ABB e General Electric. «Siamo già in 21 Paesi, ora la sfida è la conquista degli emergenti a cominciare dall’Africa».

La tecnologia di Eps permette di integrare ogni fonte rinnovabile, come il solare e l’eolico, a tutte le forme di accumulo. «Siamo l’alternativa al termoelettrico per garantire la stabilità del sistema quando l’energia viene prodotta da rinnovabili. In Gran Bretagna i sistemi di accumulo sono già una realtà da un anno. La National Grid, cioè la Terna inglese, ha aperto per la prima volta a tutte le tecnologie l’asta di regolazione di frequenza: il 26 agosto 2016 hanno vinto solo sistemi di accumulo, con un costo tra le 7 e le 11 sterline per megawatt/ora di disponibilità. Prima approvvigionava i servizi di stabilità alle aste sborsando circa 20 sterline».

Tra i clienti di Eps ci sono già i big dell’Energia: Enel, Terna, Endesa, Engie, solo per citarne alcuni. Enel e Terna sono anche partner tecnologici. L’avventura comincia nel 2013: «Il fondo 360 Capital Partner, che tutt’ora ha la maggioranza di Eps, mi mandò a Torino per decidere se ristrutturare o chiudere lo spin– off del Politecnico — ricorda Guglielminotti —. Nel 2014 ho presentato il piano industriale e nell’aprile 2015 ci siamo quotati a Parigi. Sei mesi dopo abbiamo acquisito uno spin–off del Politecnico di Milano. Abbiamo 92 dipendenti, 1 su 4 ha un Phd».

I risultati sono arrivati: «Siamo passati dal mezzo milione di ricavi del 2015 ai 7,1 milioni del 2016. Nei primi nove mesi 2017 i ricavi sono stati 6,6 milioni e gli ordini 16,3 milioni». Ora Eps vuole crescere: «Sono importanti le economie di scala. Cerchiamo un partner industriale. Ma potremmo valutare anche di quotarci a Milano».

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